Maria Avetta, Santena deve esserle grata. Puntata 193

SANTENA – 2 novembre 2019 – Realizzò nel 1961 il Museo Cavour. Se oggi il complesso fa parte delle Residenze Sabaude, patrimonio UNESCO, una po’ del merito, oltre al Comune di Santena e alla Regione Piemonte, va a Lei. Il Castello Cavour è potenzialmente uno dei più importanti luoghi culturali d’Europa.

Se per Santena Camillo Cavour e gli asparagi sono importanti, altrettanto lo è questa donna –docente liceale, storica, altera, minuta, nubile– sepolta nel Cimitero cittadino, nella colombaia, in faccia all’ingresso principale, sesta fila in alto, quarto loculo da destra. Qualcuno tra i più vecchi visitatori del Castello ancora la ricorda. Spesso, per via dell’abbigliamento, credevano fosse la Marchesa Margherita Pallavicino Mossi, vedova del Marchese Giovanni Visconti Venosta.

Vestiva all’antica. Ombrellino da sole. Camicetta bianca, sotto il giacchino scuro, coordinato con la gonna, lunga fino alle caviglie. Anche a luglio portava i guanti di filè nero. Arrivava ogni domenica.   Osservava seriosa i primi visitatori, poi saliva in archivio a consultare e ordinare documenti. Alle cinque scendeva in portineria per il the. Rigorosamente Twinings Earl Grey, comprato da Paissa in Piazza San Carlo, in cui bagnava i biscotti al Plasmon. Abitava nell’Oltre Po, a Torino, di fronte allo zoo, in Corso Casale 44.

Era anziana. Amava passeggiare e fare compere nei negozi di via Po. Non guidava. Viaggiava in pullman. Talvolta a Santena la portavano amici e colleghi di studi cavouriani. Negli ultimi anni ricorse sempre più all’aiuto di Francesca Morra e Cesare Nano, i due custodi del Castello. Di lei circolano ancora alcune pubblicazioni. La più famosa è “Camillo Cavour, Lettere d’Amore” prefazione di Giovanni Visconti Venosta, presentazione e note di Maria Avetta. Ed. ILTE, di Corso Bramante, 1956.

La Professoressa Maria Avetta (1890-1969) moriva a Torino cinquant’anni fa, nel mese di ottobre. Si era laureata il 17 dicembre 1913 a Torino alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Lettere (Storia e Geografia). Suo padre Adolfo (1854-1943) aveva diretto prestigiose biblioteche: la Nazionale di Torino e le Universitarie di Catania, Pisa e Genova. Aveva una sorella, Ida, nata nel 1892, che insegnò al Liceo Berchet di Milano. Maria, nel 1927, insegnante ginnasiale a Roma, già si occupava dei Carteggi Cavouriani di cui sarebbe diventata, per tutta la vita, la rigorosa custode.

Per Santena e per l’Italia la sua scomparsa fu una grave perdita. Si spegneva colei che aveva avuto il coraggio e l’abilità di realizzare un Museo sul Risorgimento che finalmente rompeva gli schemi improntati sull’esaltazione del nazionalismo, del battaglismo, del sabaudismo, del militarismo, del combattentismo e del personalismo circoscritto alle 4 figure dei Padri della Patria: Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II e Garibaldi.

L’Avetta fu uno dei primi storici a leggere il Risorgimento non solo come un processo interno, peninsulare, italiano rappresentandolo in una prospettiva Europea, Mediterranea e Mondiale.vIl Museo Cavouriano di Santena, inaugurato in occasione di Italia’61, centenario dell’Unità d’Italia, segnò una decisa svolta culturale, purtroppo non compresa come avrebbe meritato. v

Era denso di letture nuove e stimolanti sul processo rivoluzionario sfociato nella nascita dello Stato unitario.

Camillo Cavour, cui era dedicato, non era rinchiuso in un mausoleo ridotto a celebrarne la memoria. I pilastri su cui poggiava erano la famiglia, la formazione, l’ambiente, le innovazioni tecniche-scientifiche-agronomiche-infrastrutturali-istituzionali, i viaggi di studio, gli affetti, gli amori, la comunicazione, le relazioni, il pensiero, il contesto occidentale e globale.

Il percorso espositivo esaltava le dimensioni materiali e immateriali in cui si era svolta l’azione del Contadino-Tessitore, dei suoi contemporanei e dei loro antenati e successori.

Per renderlo fruibile Maria Avetta adottò un astuto stratagemma. Fece assumere a Camillo Cavour il ruolo di guida dei visitatori alla scoperta delle opere e dei nuovi interessi di cui erano portatori le emergenti categorie sociali del Settecento e dell’Ottocento.

Nel mondo maschilista degli storici di allora, una donna coraggiosa interpretava con ricchezza di nuove suggestioni il processo culminato con l’Unità d’Italia.

Il Museo si integrò perfettamente con l’ambiente in cui si inseriva. La sua funzionalità da subito creò un tutt’uno con il Complesso Cavouriano formato da Parco, dalla Cascina Nuova, dalla Tomba, dall’Archivio e dal Castello. Pur non disponendo delle odierne tecnologie informatiche la cura, i dettagli e i riferimenti con cui fu realizzato consentivano una invidiabile e avvenieristica visione d’insieme del contesto storico e sociale.   

Il passato Sabaudo –Seicentesco – Settecentesco – si collegava con l’Ottocento, il Novecento e con il Secondo Risorgimento dell’Italia uscita dalla II Guerra mondiale. Il percorso dimostrava come Antifascismo, Liberazione dall’occupazione tedesca, Boom economico, industrializzazione, infrastrutturazione internazionale, innovazione istituzionale, collocazione nel campo occidentale, nascita della Comunità Europea avessero solide radici Risorgimentali. 

Maria Avetta non era un’accademica. Nell’impresa fu aiutata dalla presenza del mondo dell’industria privata (Fiat, Cartiere Burgo) e pubblica (Sip), dall’Università, dalle istituzioni (Città e Provincia di Torino e Stato), dagli Istituti Storici, dai colleghi, dalle rappresentanze sociali, dalle banche. Un’eterogeneità garante della necessaria libertà per affrontare in chiave moderna e progressista un argomento che fino allora era stato utilizzato per affermare solo il ruolo e la visione di una élite nobiliare – militare. 

Fu realizzata un’esposizione capace di spiegare i processi e i cambiamenti sociali, eredi dell’Illuminismo. Nel percorso si coglieva l’entrata in scena dei ceti sociali produttori della ricchezza del Paese, legittimati dal lavoro e dalla produzione.

Il museo era un memoriale dell’opera compiuta dalle Italiane e Italiani contemporanei di Camillo Cavour. La sua modernità favorì una visione non passatista della storia e altresì un’interpretazione che superava la lettura gramsciana della rivoluzione mancata. Il processo, che rivoluzionò la Penisola inserendola stabilmente tra le potenze occidentali, comprendeva le nuove categorie sociali emergenti, produttrici di ricchezza e portatrici di interessi che richiedevano nuovi servizi. Tutto ciò senza nascondere le intrinseche contraddizioni suscitate da un’unificazione avvenuta in un brevissimo arco di tempo e dalle profonde differenze geopolitiche.

Santena e l’Italia avevano finalmente un Museo utile e formativo, purtroppo sottovalutato da un clima culturale disinteressato al valore della storia risorgimentale. Nel 1986 fu chiuso per essere risistemato. Finalmente a giorni sarà aperto nel Castello il memoriale cavouriano. Tra poco si vedranno i risultati delle risorse pubbliche investite dall’Unione Europea, dalla Regione, dallo Stato e dalle Fondazioni Bancarie.  Un’occasione per ricordare questa moderna, piccola, energica, anacronistica signora che ha collocato Santena tra le sedi di uno dei più importanti, intelligenti e potenziali centri culturali dell’Italia. Una sede che oggi, è bene ricordarlo, grazie a Lei, alla Città di Santena e alla Regione Piemonte fa parte del patrimonio UNESCO.

Gino Anchisi
da Santena, la città di Camillo Cavour, 2 novembre 2019.

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